All’inizio del Novecento, aprire un rubinetto non significava necessariamente bere dell’acqua sicura. Nelle città in rapida crescita, un acquedotto poteva trasportare insieme all’acqua anche quei microrganismi responsabili di febbre tifoide, colera e altre infezioni. A Jersey City, nel 1908, la risposta per contrastare tutto questo prese la forma di un composto semplice, dosato senza interruzione: il cloruro di calce.
In breve
La prima clorazione continua su larga scala di un acquedotto statunitense nacque proprio a Jersey City nel 1908. E la si ebbe per opera di tre persone. John L. Leal sostenne la soluzione sanitaria; George W. Fuller progettò l’impianto; George A. Johnson ne seguì costruzione e funzionamento. Il successivo giudizio del 1910 riconobbe che il trattamento rendeva l’acqua «pure and wholesome».
Un rischio invisibile dentro l’acqua
Il Boonton Reservoir, nel New Jersey, alimentava l’acquedotto di Jersey City. La questione non era soltanto far arrivare abbastanza acqua alla popolazione, ma garantire che non trasportasse batteri patogeni. I progressi della microbiologia al tempo avevano ormai reso visibile un pericolo che l’occhio umano non poteva riconoscere: un’acqua limpida poteva non essere innocua.
John L. Leal, medico e consulente sanitario della società che gestiva l’acquedotto, propose di trattare continuamente l’acqua con cloruro di calce, una sostanza capace di liberare cloro attivo. Non fu, però questa rivoluzione, il gesto solitario di un inventore. Leal definì e difese con passione la scelta sanitaria; l’ingegnere George W. Fuller ne tradusse l’idea in un impianto realizzabile; George A. Johnson ne seguì l’avviamento, il controllo e il funzionamento.
La clorazione dell’acqua entra in tribunale
L’impianto iniziò a funzionare nel settembre 1908. La vicenda giudiziaria nella quale fu esaminato non fu un processo penale contro Leal e il medico non venne incarcerato: si trattava della controversia, già in corso, sul rispetto degli obblighi contrattuali della società idrica verso Jersey City. Il nuovo trattamento divenne così materia di testimonianze, analisi e confronto fra esperti.
La discussione non opponeva semplicemente chi credeva nella scienza a chi la rifiutava. Alcuni esperti riconoscevano l’azione battericida del cloro, ma temevano che la disinfezione potesse far apparire accettabile, dal punto di vista microbiologico, un’acqua ancora ricca di materiale organico e non adeguatamente protetta all’origine. Era una domanda di sanità pubblica tutt’altro che banale: basta eliminare i batteri indicatori, oppure occorre intervenire anche sulla qualità complessiva della risorsa?
«Pure and wholesome»: la decisione del 1910
Il 9 maggio 1910 il giudice William J. Magie concluse che il sistema era capace di rendere l’acqua «pure and wholesome», cioè pura e salubre nel senso richiesto dalla controversia. Non dichiarò che il cloro potesse sostituire ogni altra protezione dell’acqua: riconobbe l’efficacia del processo adottato a Boonton nelle condizioni documentate dalle prove e dai controlli.
La portata storica dell’esperienza fu enorme. La clorazione continua offriva una barriera relativamente economica e applicabile alle reti urbane. Insieme alla filtrazione, alla tutela delle fonti e al monitoraggio microbiologico, contribuì alla drastica riduzione delle malattie trasmesse dall’acqua. Ancora oggi la disinfezione non rende superflue le altre fasi del trattamento: è una barriera dentro un sistema di sicurezza.
Una rivoluzione senza un solo eroe
La storia di Jersey City perde qualcosa se la trasformiamo nella leggenda dell’uomo perseguitato per avere messo il cloro nell’acqua. Leal non finì in prigione. Guadagna invece profondità quando la leggiamo per ciò che fu: l’incontro fra una decisione medica, un progetto ingegneristico, misure microbiologiche e una responsabilità pubblica sottoposta al vaglio di un tribunale.
La rivoluzione, in fondo, è ancora davanti a noi ma quasi non si vede. Scorre nelle tubature, attraversa controlli e impianti, arriva al bicchiere. La sua conquista più grande è aver reso ordinario un gesto che un tempo poteva essere pericoloso: bere l’acqua della città.
Questo articolo nasce da…
Questo approfondimento nasce dal primo carosello di una serie ispirata da alcune storie ricordate durante una puntata di Pulp Podcast con Beppe Grillo. Abbiamo ripreso quella traccia, verificato le fonti e ricostruito ruoli e passaggi storici. Segui @enjoythescience.eu su Instagram; quando il carosello sarà pubblicato, questo collegamento potrà essere sostituito con quello del singolo post.
Fonti e approfondimenti
- George A. Johnson, “The Purification of the Water Supply of Jersey City, N.J., at Boonton, N.J.”, documentazione tecnica coeva sull’impianto e sui controlli.
- William J. Magie, decisione del 9 maggio 1910 nella controversia Jersey City Water Supply Company v. City of Jersey City.
- CDC, storia del trattamento dell’acqua potabile.
- World Health Organization, Guidelines for Drinking-water Quality.
- Michael J. McGuire, The Chlorine Revolution: The History of Water Disinfection and the Fight to Save Lives, American Water Works Association, 2013.


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