Il 19 giugno 2025 siamo stati a Manarola, nelle Cinque Terre, per assistere alla presentazione di Tanno (ediz. Saldapress), un fumetto che unisce memoria privata e storia collettiva. Giovanni Lindo Ferretti ci ha raccontato il suo legame con Tancredi, il suo amatissimo cavallo, le sue radici contadine e quell’esperienza di vita che si intrecciano con la musica (punk). Ma da questo racconto è emersa anche un’altra riflessione più grande: i cavalli e gli imperi e il modo in cui gli animali hanno trasformato il destino delle civiltà.
La domesticazione che cambiò tutto
Forse non tutti sanno che i cavalli furono addomesticati tra il 3500 e il 2200 a.C., nelle steppe che oggi chiamiamo Ponto-Caspio. Analizzando il loro DNA, gli studiosi hanno scoperto che quasi tutti i cavalli moderni discendono da poche linee originarie. Da lì, l’uomo e il cavallo hanno stretto un’alleanza che ha reso possibile la nascita degli eserciti mobili e delle grandi conquiste. Insomma, parlare di cavalli e imperi è tutto tranno che una metafora: è una realtà storica fatta di numeri concreti e conseguenze enormi.
I catafratti: i “carri armati” dell’antichità
Durante l’incontro, Ferretti ci ha ricordato un esempio impressionante: i catafratti dei sasanidi. Si trattava di cavalieri e cavalli interamente corazzati con bardature di ferro o bronzo che pesavano in tutto tra i 110 e i 150 kg. Questa cavalleria pesante era così efficace da mettere in crisi le legioni romane. Nel 260 d.C., a Edessa, l’imperatore romano Valeriano – sconfitto dai sasanidi – venne catturato vivo. Fu fatto senza precedenti.
La propaganda scolpita nella roccia
Sul rilievo di Naqsh-e Rostam, che si trova a circa 12 km da Persepoli, Shapur I è rappresentato a cavallo, con due imperatori romani in ginocchio: Valeriano e Filippo l’Arabo. È interessante sapere come questa immagine mescoli due eventi diversi in un’unica scena: la cattura di Valeriano e l’accordo diplomatico con Filippo, avvenuti in epoche diverse. Una vera operazione di propaganda visiva per raccontare a tutto l’Impero che i persiani erano invincibili.
La scienza dietro il cavallo da guerra
Ma come potevano questi cavalli reggere tutto quel peso? Non erano animali qualsiasi. I sasanidi selezionavano razze robuste, provenienti dalle steppe iraniche e centroasiatiche, capaci di sostenere carichi superiori ai 110 kg. Avevano muscolatura toracica forte, arti possenti e un’eccezionale resistenza respiratoria. Gli storici ci dicono che attuarono una specie di “protogenetica”: un sistema di allevamento che registrava genealogie e incroci per fissare i tratti più adatti al combattimento. È sorprendente pensare che già 1800 anni fa esistesse un controllo così rigoroso sulle caratteristiche morfo-funzionali delle razze equine.
La fine dell’invincibilità romana
La battaglia di Edessa e le sconfitte subite dai romani segnarono la fine di quella che era considerata la leggendaria invincibilità delle legioni. Non furono solo le strategie o i grandi generali a determinare i destini delle guerre, ma anche l’allevamento, la metallurgia e la conoscenza tecnica applicata agli animali. Un capitolo di storia che ci parla di innovazione, di potere e del legame profondo tra uomo e cavallo.
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