I tatuaggi sono segni permanenti realizzati sulla pelle mediante l’introduzione di pigmenti. Nel corso della storia, però, non hanno avuto soltanto una funzione estetica o identitaria. Nel mondo romano e in altre società furono utilizzati anche per rendere visibili una pena, una condizione sociale o l’appartenenza a un determinato gruppo.
Nell’Ottocento, Cesare Lombroso e alcuni esponenti dell’antropologia criminale interpretarono i tatuaggi dei detenuti come indizi di una predisposizione biologica al crimine. Questa teoria non ha fondamento scientifico, ma contribuì a trasformare un segno corporeo in un giudizio sulla personalità. Ancora oggi i tatuaggi possono influenzare la percezione di una persona nel lavoro, nei tribunali e nella vita quotidiana. La loro storia mostra come un elemento visibile possa alimentare stereotipi privi di basi scientifiche.
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