Il test di Marsh è un metodo chimico sviluppato nel 1836 per rilevare quantità molto piccole di arsenico. Il chimico britannico James Marsh lo ideò dopo un processo per avvelenamento nel quale le analisi disponibili non erano riuscite a fornire una prova abbastanza stabile e convincente. Il caso mostrò quanto fosse difficile trasformare un risultato di laboratorio in una prova utilizzabile in tribunale.
Nel test di Marsh, l’arsenico presente nel campione viene trasformato in arsina, un gas dalla formula AsH₃. Quando viene riscaldata, l’arsina si decompone e deposita una traccia scura di arsenico metallico, chiamata spesso specchio di arsenico. Questa traccia poteva essere osservata, conservata e presentata durante il processo. Il test di Marsh rese quindi più affidabile l’identificazione dell’arsenico e contribuì allo sviluppo della moderna tossicologia forense.
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