Le feci compaiono in alcune fonti della medicina antica come possibile componente di preparazioni terapeutiche. Testi di autori come Plinio il Vecchio, Dioscoride e Galeno descrivono rimedi ottenuti da sostanze biologiche di origine animale o umana. Un recente studio archeo-chimico ha fornito una possibile evidenza materiale di questo uso analizzando il contenuto di una bottiglia romana di circa 1.900 anni trovata a Pergamo.
L’analisi con gas-cromatografia e spettrometria di massa ha identificato coprostanolo, uno sterolo prodotto quando i batteri intestinali trasformano il colesterolo. La presenza di questa molecola indica una contaminazione da feci. Nel recipiente è stato trovato anche carvacrolo, composto aromatico del timo con attività antimicrobica. L’associazione tra carvacrolo e tracce di feci suggerisce preparazioni terapeutiche complesse nella medicina romana.
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