Sembra incredibile, ma carrube e carati sono legati da secoli di storia, scienza e commercio. Quel piccolo seme duro della pianta del carrubo (Ceratonia siliqua), diffuso in tutto il Mediterraneo, ha influenzato il modo in cui ancora oggi misuriamo il valore di oro e pietre preziose. La relazione fra carrube e carati è infatti uno dei più affascinanti casi in cui la botanica si intreccia con l’economia e la matematica antica.
L’origine etimologica del carato
Il termine “carato” deriva dall’arabo qīrāṭ (قيراط), a sua volta dal greco antico κεράτιον (kerátion), cioè “piccolo corno” (per via della forma). Questo era proprio il nome dato al seme del carrubo. I Greci notarono che i semi del carrubo avevano un peso sorprendentemente costante, stimato in media attorno a 0,2 grammi. Da qui nacque l’idea di usarli come unità di misura per bilanciare oro, gemme e spezie.
Il peso dei semi di carruba: una regolarità (quasi) naturale
Sebbene oggi sappiamo che il peso dei semi di carruba possa variare fino al 25% tra i più grandi e i più piccoli, la media statistica è sorprendentemente vicina ai 200 milligrammi. Gli antichi mercanti non avevano bilance di precisione, ma erano in grado di distinguere visivamente i semi più uniformi: uno studio del 2006 ha dimostrato che l’occhio umano può percepire variazioni di peso del 5%. Questa illusione di uniformità rese i semi del carrubo ideali come “peso standard”.
Carrube e carati nel mondo bizantino e romano
Nel mondo bizantino, una moneta d’oro chiamata solidus era suddivisa in 24 kerátia. Se la moneta era interamente d’oro, si diceva che fosse a 24 carati: è da qui che nasce il significato moderno di “oro puro”. Anche nel mondo romano, pur non esistendo ancora il carato, si usava un’unità di peso simile: la siliqua, pari a 1/24 di oncia romana. Questo sistema (che non era decimale), già ereditato dai Greci, consentiva di frazionare il valore dell’oro in parti esatte.
Il carato nell’Islam medievale
Nel califfato islamico, il termine qīrāṭ veniva usato per indicare 1/24 del dirham (moneta d’argento). Anche in questo caso, carrube e carati si ritrovano nel cuore delle transazioni economiche. La parola araba fu poi adottata nei contesti latini medievali e infine nei moderni sistemi metrici.
Carrube e carati nel sistema moderno
Nel 1907, la IV Conferenza Generale sui Pesi e Misure definì ufficialmente il carato metrico come pari a 0,2 grammi: esattamente il peso medio di un seme di carruba. Da allora il carato è diventato l’unità internazionale per il peso di pietre preziose. Parallelamente, il termine “carato” viene usato anche per esprimere la purezza dell’oro:
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24 carati = 99,9% oro puro
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18 carati = 75%
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14 carati = 58,3%
In entrambi i casi, l’origine botanica resta viva nel linguaggio e nei valori.
Un seme antico, un’unità ancora attuale
Carrube e carati rappresentano un ponte fra natura e scienza, fra mondo vegetale e sistemi di misura. Un piccolo seme, una grande eredità: ancora oggi, ogni volta che pesiamo un diamante o valutiamo l’oro di un anello, c’è lo “zampino” del carrubo.
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