Il sarcofago di Antraccoli

Nel 2015, durante i lavori per il nuovo ospedale San Luca, a Lucca, venne scoperto un reperto straordinario: il sarcofago di Antraccoli. Si trattava di una sepoltura tardoantica, databile tra il 333 e il 543 d.C., all’interno della quale era custodito un uomo adulto avvolto in un sudario e deposto in una rara cassa di piombo. La scoperta è stata effettuata nella Piana di Antraccoli, a est del centro storico, lungo un antico tracciato viario romano. Questo ritrovamento ha dato il via a uno dei più importanti progetti di ricerca multidisciplinare in Toscana degli ultimi anni.

Tecnologia e materiali del sarcofago di Antraccoli

Il sarcofago di Antraccoli è stato costruito piegando e saldando fogli di piombo spessi circa 1 cm. Lungo circa 2 metri e originariamente grigio scuro, oggi appare biancastro a causa della formazione di cerussite (PbCO₃), un carbonato secondario derivante dalla reazione tra piombo, acqua e anidride carbonica nel terreno. Il coperchio era sostenuto da barre di ferro, oggi completamente corrose. Il peso stimato dell’intero manufatto supera i 300 kg.

Chi era l’uomo del sarcofago di Antraccoli?

Gli studi antropologici hanno rivelato che il sarcofago di Antraccoli custodiva il corpo di un uomo di circa 40-45 anni, alto 168 cm. Le ossa mostrano segni di artrosi e faccette di squatting sulle tibie, indice di una vita fisicamente attiva. L’analisi isotopica del collagene osseo ha indicato una dieta onnivora, bilanciata e senza eccessi proteici (δ13C = -19.4; δ15N = 8.3). L’isotopo dello stronzio (⁸⁷Sr/⁸⁶Sr = 0.70954) ha permesso di determinare che l’individuo era originario della zona di Lucca.

Il sudario e l’omaggio floreale

In prossimità dell’anca è stato trovato un frammento tessile di 8×4 cm: si tratta di un tessuto vegetale, probabilmente in canapa, realizzato con trama e ordito 1:1 e fili spessi 0,21–0,26 mm. Conservatosi grazie alla mineralizzazione per contatto con il piombo e il calcio osseo, rappresenta un rarissimo esempio di sudario romano. L’analisi pollinica ha rivelato la presenza di camomilla, astro e garofano, suggerendo che fosse stato deposto un cuscino o una corona di fiori sotto la testa del defunto.

Restauro e valorizzazione del sarcofago di Antraccoli

Tra il 2019 e il 2022 il sarcofago di Antraccoli è stato sottoposto a un attento restauro: i depositi terrosi e la cerussite sono stati rimossi con bisturi, le fratture consolidate con resine pigmentate e le superfici protette con cera microcristallina. Oggi è esposto al Museo Nazionale di Villa Guinigi a Lucca, con il coperchio sollevato per permettere l’osservazione dell’interno. Il sarcofago di Antraccoli è un raro esempio di sepoltura plumbea tardoantica, testimone silenzioso di un’esistenza vissuta nella Piana di Lucca, ma soprattutto un caso di studio eccezionale in cui archeologia, chimica, antropologia e botanica si intrecciano per raccontare una storia che ha resistito al tempo.

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