Discorso per un amico – Erri de Luca

Chi ci segue da un po’ lo sa: non siamo soltanto un contenitore di curiosità scientifiche. Crediamo che l’arte abbia il potere di trasformarci, e quando ci riesce, trasforma anche il mondo. Tempo fa, ci siamo imbattuti in questo testo di Erri De Luca, intitolato “Discorso per un amico“. Vi invitiamo a leggerlo, qui di seguito (o sul sito della Fondazione). Abbiamo trovato in esso parti di noi stessi, perché possiamo annotare, classificare, imparare nomi e concetti, e sperimentare nuove strade. Ma l’entusiasmo, la bellezza, il prodigio e la maestosità del Cosmo sono infinitamente più intensi.

Diego non è caduto mentre scalava. Mentre scalava ha avuto l’infarto che da tempo e in particolare negli ultimi giorni gli procurava stanchezze e disturbi. Perchè li abbia trascurati non è un mistero per chi di noi lo ha conosciuto. Confidava sulla sua intensa attività fisica, sulla cura dell’alimentazione, sulla conoscenza del suo corpo di non ancora sessantenne. Ma l’infarto è subdolo, maschera i suoi segnali e così distoglie. 

Diego è caduto all’indietro a braccia aperte e si è fermato dopo una decina di metri o poco più. Il suo corpo è danneggiato ma integro. Fosse stato vigile avrebbe provato ad attutire la caduta, cadendo in piedi, che invece sono rimasti illesi.

Diego ha fatto centinaia di scalate in solitaria senza protezioni. Le annotava su taccuini con data, nome di via, tempo di percorrenza in salita e discesa. Annotava per se stesso, per misurare gli anni.

Non ha mai rischiato di cadere nelle sue solitarie. 

Invece in cordata con me l’ho visto cadere due volte. Come si spiega? Con la completa differenza di tecnica e di stile di una solitaria. 

Mi spiegava. Gli appigli per le mani, per gli appoggi di piedi vengono caricati con perfetta distribuzione di peso e con lentezza pronta a controllare l’eventuale cedimento di uno e anche due dei quattro punti di contatto del corpo con la roccia. Un appiglio che si stacca, un piede che scivola non fanno cadere chi ha il massimo controllo dei movimenti.

In scalata con corda e protezioni le precauzioni sono meno importanti e si può forzare un passaggio difficile, osare la caduta.

Contrariamente all’apparenza, Diego in una sua solitaria non osava niente.

Quando decideva di farne una? Quando provava un entusiasmo travolgente. 

La poeta russa Marina Zvetaeva scrisse che solo nell’entusiasmo l’essere umano vede il mondo esattamente. Se Marina ha ragione, Diego vedeva il mondo esattamente. Secondo Marina Dio ha creato il mondo in un entusiasmo. 

Questo sentimento improvviso avvisava Diego  che era pronto.

Dico questo a difesa dell’enorme esperienza dell’alpinista Diego Zanesco che ha realizzato solitarie anche su roccia bagnata e su friabile. 

Gli si può attribuire superficialità nel trascurare i sintomi dell’infarto, ma si deve escludere un errore su una salita sul cui grado di difficoltà aveva margini larghi, arrampicando su di essa regolarmente con scarpe da trekking.

Diego ha scalato in ogni parte del pianeta, Antartide compresa, ma ha amato solo le Dolomiti. Non conosco nessuno che le abbia salite tutte da diversi versanti in ognuno degli otto gruppi montuosi in Italia.

Delle Dolomiti amava tutto, fiori compresi, il raponzolo di roccia, la negritella, le erbe come il suo preferito aglio ursino.

Me li indicava e così ne imparavo nomi e qualità. In montagna un fiore spunta su una parete a picco ad altezze dove nessun’altra vita esiste, è un prodigio di bellezza e forza. Me la trasmetteva con l’alta definizione raggiunta dalle parole.

Il mio tempo con lui si è svolto anche lontano dalle rocce. Amava le letture, come me, ce le scambiavamo. Così abbiamo messo le dita sugli stessi appigli e gli occhi sulle stesse pagine. 

In questi decenni di vicinanza non gli ho sentito pronunciare una sola ingiuria, una sola parolaccia. Al massimo di un disappunto gli scappava di dire: ” Cavoli! “.

Alle sue figlie e figli dico: che razza di uomo grandioso è stato vostro padre, che razza di esemplare umano irripetibile vi è toccato per grazia di natura. Dentro la cavità immensa del vostro dolore ci dev’essere un centro di fierezza.

A Franziska dico grazie a nome di Diego per l’amore scambiato, l’alleanza mantenuta stretta, e grazie per la libertà senza condizioni che gli hai offerto.

Grazie per la libertà pura di stare faccia a faccia con la materia prima dei suoi sogni, di esserti sposo rimanendo se stesso.

("Discorso per un amico", Erri de Luca, 7 Agosto '23)

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