Vini alla cocaina: quando si vendevano come medicina

Una bottiglia scura, un calice e una promessa: restituire energia, appetito e vigore. Alla fine dell’Ottocento i vini alla cocaina non vivevano ai margini della medicina, ma nelle farmacie, nelle pubblicità e perfino nelle pagine delle riviste mediche. Come poté un simile prodotto diventare sinonimo di salute?

Vin Mariani: quando il vino diventò un tonico

Nel 1863 il chimico e imprenditore corso Angelo Mariani mise in commercio il Vin Tonique Mariani à la Coca du Pérou. Non era necessariamente vino al quale fosse stata aggiunta cocaina in polvere, in realtà erano le foglie di coca che venivano lasciate macerare nel vino e l’alcol ne estraeva gli alcaloidi.

Le ricostruzioni storiche indicano per la formulazione più nota circa 6–7 milligrammi di cocaina per oncia fluida, cioè pressappoco per 30 millilitri, il volume di un piccolo bicchierino. È una stima, non una misura valida per ogni bottiglia: formule, mercati e concentrazioni potevano cambiare. Un’analisi moderna di una storica bottiglia ha confermato la presenza di alcaloidi della coca, ma ha trovato concentrazioni molto più basse, verosimilmente influenzate anche dal lungo invecchiamento del campione.

Il Vin Mariani divenne un oggetto mondano. Artisti, scrittori, politici e personalità religiose prestarono il proprio volto alla sua fama; anche papa Leone XIII comparve nella pubblicità del prodotto. Il prestigio sociale funzionava come una garanzia: se uomini illustri e autorità lo apprezzavano, il tonico sembrava acquistare una grande credibilità prima ancora che esistessero procedure moderne per dimostrarne efficacia e sicurezza.

Hall’s Coca Wine e il sigillo della medicina

Il successo generò numerose imitazioni. Nel 1888 comparve sul mercato britannico Hall’s Coca Wine, preparato con vini di Porto ed estratti di foglie di Erythroxylum coca. Le inserzioni lo raccomandavano contro stanchezza, insonnia, convalescenza, anemia ed “esaurimento nervoso”: parole elastiche, capaci di trasformare molti disagi quotidiani in occasioni di consumo.

Nel 1892, nella rubrica Analytical Records, The Lancet pubblicò un’analisi favorevole di Hall’s Coca Wine. Il produttore poté così presentare la bevanda non soltanto come una merce ben reclamizzata, ma come un tonico accolto da una delle più prestigiose riviste della professione medica. È uno snodo decisivo: la pubblicità non vendeva solo il contenuto della bottiglia, ma anche l’autorevolezza di chi sembrava approvarlo.

Lo sguardo cambia: «Coca Wine and its Dangers»

Pochi anni dopo, però, il linguaggio delle riviste mediche mutò. Nel febbraio 1897 il British Medical Journal pubblicò l’articolo Coca Wine and its Dangers, denunciando il consumo crescente e scarsamente sorvegliato di questi prodotti. L’articolo riferiva che alcune insegnanti li somministravano i propri allievi alla minima occasione, senza comprendere il (reale) rischio di favorire l’abitudine sia all’alcol sia alla cocaina.

Il problema non era soltanto l’utilizzo come “stimolante”. I vini medicati permettevano di bere alcol sotto il rispettabile segno della cura. Nel 1909 una nuova analisi del BMJ trovò nell’ Hall’s Wine una gradazione del 17,85%, mentre la cocaina era presente in una quantità tanto bassa da produrre appena un lieve intorpidimento della lingua.

Non ci fu però un singolo interruttore capace di spegnere all’improvviso un mercato a dir poco fiorente. Controlli e restrizioni aumentarono gradualmente, fino al Dangerous Drugs Act del 1920, che sottopose la cocaina a licenza di produzione, importazione, esportazione, vendita e distribuzione. I vini alla coca passarono così dalla rispettabilità del tonico alla sfera delle sostanze controllate.

Una bottiglia che racconta come cambia la medicina

La storia dei vini alla cocaina non è quindi una semplice galleria di ingenuità vittoriane. Mostra come il confine tra medicina e rischio venga costruito nel tempo: attraverso analisi chimiche, osservazione degli effetti, norme, ma anche pubblicità, reputazione e autorità. La bottiglia alla fine rimase quasi la stessa; a cambiare furono le domande rivolte al suo contenuto.

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