Per cinque secoli è rimasta una pergamena consumata, segnata da mani di cui non conosciamo più il nome. Poi una gomma e uno spettrometro di massa hanno rivelato ciò che era rimasto sulla sua superficie: proteine umane e tracce di ingredienti legati ai rimedi medievali per la gravidanza e il parto.
Una preghiera da avvolgere intorno al corpo
Il manoscritto MS.632, oggi conservato presso la Wellcome Collection di Londra, fu realizzato in Inghilterra tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento. È formato da quattro strisce di pergamena ovina cucite insieme: raggiunge una lunghezza di circa 3,3 metri, ma è largo appena 10 centimetri. Quella sua forma lunga e sottile non era casuale. Sul retro compare infatti un’istruzione che invitava la donna incinta ad avvolgere quella “misura” intorno al proprio corpo. Non sappiamo con certezza come venisse disposta: poteva circondare il ventre, scendere verso l’inguine oppure essere ripiegata fino a formare una croce.
Il rotolo non offriva soltanto parole da leggere. Intorno a una grande croce a T compaiono le ferite di Cristo, i chiodi, la scala, le lance, i dadi e altri Arma Christi, cioè gli strumenti della Passione. Preghiere, immagini e formule protettive promettevano di custodire il corpo e l’anima della madre davanti ai pericoli del parto. La pergamena diventava così qualcosa da indossare, toccare e forse baciare: una protezione scritta da stringere intorno al corpo quando le parole, da sole, sembravano non bastare.
Le tracce raccolte con una gomma
Per secoli quelle macchie e abrasioni sono rimaste mute. A farle parlare non è stato un nuovo documento d’archivio, ma uno strumento apparentemente insignificante: una gomma. Nel 2021 un gruppo internazionale di ricercatori ha esaminato la superficie del rotolo mediante una tecnica di campionamento minimamente invasiva. Una gomma in PVC è stata strofinata delicatamente in otto punti della pergamena. Le minuscole briciole prodotte hanno raccolto peptidi e altri residui senza che fosse necessario tagliare o danneggiare il manoscritto.
I campioni sono stati quindi analizzati mediante spettrometria di massa. I ricercatori hanno identificato così 273 proteine: 200 non comparivano né nel campione né nella pergamena utilizzate come controllo.
Tra le proteine rilevate, 55 erano di origine umana. Alcune sono tutt’oggi presenti anche nei moderni repertori proteomici del fluido cervico-vaginale. Questa sovrapposizione è compatibile con l’uso del rotolo a contatto con il corpo femminile durante il parto, ma non costituisce, da sola, una prova definitiva.
Miele, latte, uova e cereali
Sulla pergamena, tuttavia, non erano rimaste soltanto tracce di fluidi corporei. Accanto alle proteine umane affiorava anche un piccolo inventario materiale della cura medievale. I ricercatori hanno rilevato proteine compatibili con miele o pappa reale, latte di pecora o capra, uovo, legumi e cereali. Ingredienti simili compaiono nelle fonti medievali dedicate alla fertilità, alla gravidanza, al parto e al trattamento di disturbi ginecologici.
Non è però possibile ricostruire una ricetta precisa. Alcuni residui potrebbero derivare dalla preparazione originaria della pergamena, dal modo in cui il manoscritto venne conservato nei secoli oppure da contatti avvenuti in epoche successive. La proteomica non permette neppure di collegare quelle tracce a una determinata donna o a un singolo parto.
La scienza, in questo caso, non ci restituisce un nome né una scena completa. Restituisce frammenti: sostanze, contatti e gesti che, osservati insieme, fanno emergere una storia rimasta a lungo invisibile.
Quando cura, rito e fede condividevano lo stesso gesto
Nessun indizio, considerato isolatamente, è conclusivo. Ma la forma del rotolo, le istruzioni, le abrasioni, le immagini sacre e i residui biologici convergono nella stessa direzione: il MS.632 fu molto probabilmente utilizzato sul corpo di alcune donne durante la gravidanza o il travaglio.
La pergamena mostra anche quanto sia artificiale separare nettamente medicina, ritualità e fede quando osserviamo il Medioevo. Di fronte a un parto pericoloso, preghiere, gesti protettivi e rimedi materiali potevano appartenere a un’unica pratica di cura.
Quel rotolo non separava una preghiera da una cura, un’immagine sacra da un gesto rivolto al corpo. Li teneva insieme, come teneva insieme le proprie strisce di pergamena. Dopo cinque secoli, le parole sono ancora visibili; ora sappiamo che anche i corpi hanno lasciato una traccia.
Fonti e approfondimenti
- Fiddyment et al., “Girding the loins?”, Royal Society Open Science, 2021
- University of Cambridge – Biomolecular analysis of a medieval parchment birthing girdle
- ProteomeXchange – Dataset PXD022054
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Immagine di copertina: elaborazione grafica evocativa. Non costituisce una ricostruzione documentaria dell’impiego del manoscritto MS.632.

