La vitalba (Clematis vitalba), conosciuta anche come viticella o clematide, è una pianta rampicante che suscita un interessi contrastanti. Da un lato con la sua bellezza affascina. Isuoi profumatissimi fiori bianchi,hanno conquistato numerosi poeti e diverse clematidi a essa simili sono usate nei giardini. Dall’ altro la sua natura invasiva la rende estremamente temuta dai botanici. La vitalba è una delle piante più prolifiche e adattabili e sta arrivando a invadere interi ecosistemi. Oggi riesce infatti crescere a quote superiori ai 1300 metri, raggiungendo anche 20 metri di altezza. Ma cosa rende questa pianta così potente e pericolosa?
Un rampicante dai fiori straordinari e dal comportamento invasivo
La vitalba è famosa per i suoi fiori bianchi, che compaiono in estate, ma non solo. La pianta è capace di avvolgersi attorno a qualsiasi supporto, creando spesso grovigli inestricabili, specialmente quando cresce insieme ai rovi. Questo comportamento invasivo è uno dei motivi per cui la vitalba è considerata un infestante. Sebbene la pianta possa sembrare affascinante, la sua capacità di deperire piante ad alto fusto, cercando la luce, è dannosa per la biodiversità. I suoi tronchi legnosi possono crescere fino a diventare molto robusti, danneggiando altre piante e compromettere gli ecosistemi locali. E per questo nel passato seppur utilizzata (e apprezzata) veniva contenuta da coloro che si prendevano cura dei boschi.
Una pianta dalla storia antica e dalle proprietà controverse
Nel corso dei secoli, la vitalba è stata utilizzata in vari ambiti, dalla medicina popolare alla vita quotidiana. In passato, i germogli giovani venivano raccolti in primavera, quando le sostanze tossiche in essa contenute, come alcaloidi e saponine (protoanemonina), erano meno concentrate. Si preparavano così frittate e ripieni per tortelli e ravioli. Nella tradizione erboristica, si credeva anche che l’impacco di germogli potesse avere proprietà antinfiammatorie, specialmente per le affezioni dermatologiche. Tuttavia, nonostante i suoi usi, la vitalba resta una pianta potenzialmente pericolosa, e il suo consumo richiede molta cautela.
La vitalba nella medicina e nella cultura popolare
La vitalba non ha avuto solo un ruolo nell’ecosistema naturale, ma anche nella medicina popolare e nella vita rurale. Ad esempio, i suoi fusti più flessibili venivano usati per realizzare fascine di legna, cesti intrecciati e graticci per essiccare la frutta. In alcune tradizioni, in Inghilterra, veniva anche fumata, un uso che suscitò curiosità tra gli esperti di fitoterapia. Tuttavia, le sue proprietà medicinali erano spesso misurate con molta attenzione, dato che la pianta conteneva sostanze che potevano essere tossiche.
L’invasività della vitalba e l’impatto sugli ecosistemi
Oggi, la vitalba è una pianta che continua a crescere senza ostacoli, invadendo terreni agricoli, boschi e persino giardini. Il suo comportamento invasivo è un crescente problema, specialmente in alcune zone d’Europa, dove l’abbandono delle terre agricole ha contribuito alla sua massiccia diffusione. La sua capacità di crescere in altura, oltre i 1300 metri, e di invadere aree protette, come le riserve naturali, rende la vitalba una pianta che richiede interventi di controllo per preservare la biodiversità.
Se siete ancora interessati alla vitalba vi consigliamo questi articoli:
- Usi e Nomi Tradizionali delle Piante nel Genovesato e in Liguria, Laura Cornara e Arianna La Rocca, Università di Genova
- Venerdì di Repubblica, 31 Gennaio 2025, Rubrica: NATURA di Rossella Sleiter
- Proteggiamo il bosco dall’Incuria, Ester Armanino, IlSecoloXIX
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