Il tasso (Taxus baccata) è una delle conifere più enigmatiche d’Europa, capace di suscitare al tempo stesso meraviglia e timore. È noto come uno degli alberi più longevi del continente, con esemplari che superano i 1000 anni di vita. La sua crescita è lenta, appena 1-2 millimetri di diametro all’anno, ma la sua resistenza gli permette di raggiungere i 20 metri di altezza e di rigenerarsi emettendo nuovi rami anche dopo secoli. In Italia il tasso si trova soprattutto nei boschi collinari e montani, spesso nascosto tra faggete e abetine.
Frutti rossi e veleno silenzioso
I frutti del tasso, chiamati arilli, hanno un aspetto invitante: piccole bacche rosse dalla polpa dolce, innocua e commestibile. Ma il loro seme, come ogni altra parte della pianta, è impregnato di taxina, un mix di alcaloidi altamente tossici. Foglie, corteccia e semi contengono sostanze capaci di provocare aritmie, paralisi respiratoria e morte. Bastano 50-100 grammi di foglie ingerite da un adulto per determinare un avvelenamento letale. La taxina agisce bloccando i canali del calcio e del sodio delle cellule cardiache, causando bradicardia, ipotensione, convulsioni e arresto cardiaco.
Legno conteso e superstizioni medievali
Nel Medioevo il tasso ebbe un ruolo strategico. Il suo legno, flessibile, resistente e privo di resina, era ideale per costruire i longbow, gli archi lunghi inglesi usati tra il XII e il XV secolo. La domanda militare fu così elevata che in molte regioni europee il tasso rischiò l’estinzione. Parallelamente, si diffusero superstizioni: si credeva che il tasso emettesse miasmi velenosi, tanto che dormire sotto la sua chioma poteva causare la morte. Una leggenda rafforzata dalla reale tossicità della pianta, che alimentò paura e disboscamenti.
I giganti secolari e la tutela ambientale
La Polonia vanta uno degli esemplari più antichi di Taxus baccata: il Tasso di Henryków, stimato attorno ai 1300 anni. Già nel XV secolo, in Europa centrale, furono attuate le prime misure di protezione ambientale documentate proprio per tutelare questa specie. Oggi il tasso è considerato un primato botanico di longevità, simbolo di resilienza e lentezza vitale.
Dal veleno al farmaco: la rivoluzione del paclitaxel
Il tasso non è soltanto sinonimo di veleno. Negli anni ’60, dalla corteccia del Taxus brevifolia (una specie americana) venne isolato il paclitaxel, noto come Taxolo: un potente chemioterapico tuttora utilizzato contro tumori ovarici, mammari e polmonari non a piccole cellule. Negli anni ’90 la domanda crescente rese insostenibile l’estrazione dal tasso americano, ma una svolta arrivò dall’Europa: si scoprì che il Taxus baccata conteneva un precursore naturale del paclitaxel (10-deacetylbaccatin III), localizzato nelle foglie e nei rami. Da allora, l’albero che per secoli incuteva timore per la sua tossicità è diventato alleato della medicina moderna.
Un albero tra mito e scienza
Il tasso ha attraversato millenni di storia intrecciando botanica, superstizione, guerra e medicina. Albero dei cimiteri e delle leggende medievali, legno degli arcieri inglesi e oggi fonte di molecole che salvano vite, il Taxus baccata è l’emblema della doppia natura della scienza: ciò che può uccidere, se studiato e trasformato, può anche curare.
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