Il processo di coniatura affonda le sue radici in secoli di storia e rappresenta una delle più affascinanti sintesi tra tecnica, potere e cultura materiale. Durante la nostra visita a Palazzo Schifanoia, a Ferrara, abbiamo osservato le tappe fondamentali che trasformavano semplici metalli in strumenti di scambio (e simboli di autorità). Il processo di coniatura era diffuso già in epoca romana e medievale e prevedeva fasi laboriose in cui ogni dettaglio era essenziale.
Fusione e creazione dei tondelli
La prima fase del processo di coniatura iniziava con la fusione del metallo. Argento, rame e oro venivano scaldati fino a temperature che superavano i 1.000 °C. Un crogiolo conteneva circa 1–2 kg di lega che, una volta liquida, veniva colata in stampi cilindrici con diametro di 2–4 centimetri. Si ottenevano dischi grezzi detti tondelli. A titolo esemplificativo, con 2 kg di argento al 90% si potevano produrre circa 50 tondelli da 10 grammi ciascuno. Questi dischi venivano successivamente spianati e rifiniti con martelli più piccoli, per ridurne lo spessore a pochi millimetri.
Preparazione dei conii: l’arte della precisione
La seconda fase del processo di coniatura era la realizzazione dei conii. Ogni conio era una barra di ferro lunga circa 20 centimetri con una testa piatta. Sulla superficie si incidevano immagini e iscrizioni in incavo, così da apparire in rilievo sulla moneta. L’artigiano utilizzava punzoni lunghi 2–3 centimetri, premuti sul conio arroventato. Ogni dettaglio, come lettere alte appena 1–2 millimetri, veniva composto pazientemente. Il bulino, uno strumento di precisione lungo circa 15 centimetri, rifiniva i contorni. Alcuni reperti del XIV secolo mostrano che le lettere incise potesssero raggiungere una precisione di 0,5 millimetri.
La battitura e la nascita dell’immagine
La fase conclusiva del processo di coniatura era la battitura. Il conio di dritto veniva fissato in un blocco di legno o ferro del peso di diversi chilogrammi. Il tondello veniva collocato sopra, mentre il conio di rovescio era tenuto fermo con una tenaglia. Il colpo decisivo veniva sferrato con un martello pesante più di 5 kg. In pochi istanti l’immagine si imprimeva sul metallo ancora caldo, fissando in modo permanente simboli di potere, date e iscrizioni. Tra il XIII e il XV secolo questa tecnica fu utilizzata in molte zecche italiane, inclusa Ferrara, dove la moneta diventava anche strumento di propaganda visiva.
La coniatura come strumento di comunicazione
Oltre al valore economico, la moneta antica raccontava la storia di chi la emetteva. Il processo di coniatura serviva a garantire l’autenticità e a diffondere simboli dinastici o stemmi cittadini. Una singola moneta poteva recare il nome del signore, la data di emissione e l’iconografia religiosa o politica che legittimava il potere del tempo. Questa unione di tecnica e comunicazione trasformava un semplice pezzo di metallo in un documento destinato a dare informazioni per secoli.
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