Uno zaino da sollevare, le gambe che cedono. Nel 1916 due soldati francesi perdono progressivamente forza, mentre tre medici cercano di capire perché. La storia della sindrome di Guillain-Barré nasce (anche) da quelle osservazioni. Ma come mai, dei tre autori, ricordiamo quasi sempre soltanto due nomi?
In breve
Nel 1916 Georges Guillain, Jean-Alexandre Barré e André Strohl descrissero due soldati con debolezza progressiva e riflessi ridotti o assenti. Nel liquor trovarono proteine aumentate senza un corrispondente aumento delle cellule. Strohl contribuì allo studio dei riflessi tendinei, ma il suo nome rimase fuori dall’eponimo più diffuso. Le ragioni della sua esclusione non sono accertate.
1916: osservare una paralisi, seguire il recupero
Durante la Prima guerra mondiale, i tre scienziati lavoravano nel servizio neurologico della Sesta Armata francese. I due pazienti che hanno davanti a loro presentano formicolii, difficoltà nel camminare e una debolezza che coinvolge più arti. Anche i riflessi tendinei, quelle risposte involontarie che il medico ricerca con il martelletto, risultano alterati.
Paralisi ascendenti erano già state descritte: nel 1859 Octave Landry aveva riferito casi per molti aspetti simili a quelli che i tre stavano vedendo. Il valore del lavoro del trio del 1916 sta nell’accostare all’osservazione clinica ripetuta nel tempo l’esame del liquido cerebrospinale e la registrazione dei riflessi. Il corpo viene interrogato attraverso segni che adesso si possono confrontare e misurare. Entrambi i soldati nel tempo poi migliorano. Quel decorso favorevole contribuisce alla prima definizione della sindrome di Guillain-Barré, ma non rappresenta ancora tutti i suoi possibili esiti: il quadro oggi riconosciuto comprende anche forme molto gravi.
Sindrome di Guillain-Barré: l’indizio nel liquor
Il liquor è il liquido che circonda, protegge e nutre cervello e midollo spinale. Nei due soldati contiene più proteine, senza un parallelo aumento delle cellule: è il reperto noto come dissociazione albumino-citologica. Un dato di laboratorio permette così di aggiungere precisione alla descrizione della paralisi.
Ancora oggi questo reperto sostiene il sospetto diagnostico di sindrome di Guillain-Barré. Non basta, però, da solo a fare diagnosi e può essere assente all’inizio della malattia. Le linee guida EAN/PNS del 2023 ribadiscono che il ragionamento nasce dalla storia clinica e dall’esame neurologico, con il supporto dell’analisi del liquor e degli studi elettrodiagnostici. La persistenza di quell’indizio non significa che la medicina sia rimasta ferma. Significa tutt’altro, ovvero che un’osservazione ben costruita può conservare valore mentre cambiano gli strumenti con cui la interpretiamo.
André Strohl, il terzo autore
In questo incontro fra osservazione e misura, Strohl ha un ruolo concreto: contribuisce con studi miografici dei riflessi tendinei, registrando la risposta muscolare. Il suo nome figura infatti insieme a Barrè e Guillain nel lavoro del 1916.
Nel 1927 Draganesco e Claudian impiegano invece la denominazione «sindrome di Guillain-Barré». Strohl resta fuori dal nome destinato a diffondersi. Gli storici hanno discusso possibili spiegazioni, dalla giovane età dello stesso Strohl alla sua collocazione disciplinare; ad oggi però non possediamo però una spiegazione definitiva di questa omissione.
Nel 2020 Steven Bondi, Elizabeth Carroll e Jaydeep Bhatt chiedono esplicitamente alla comunità scientifica di restituirgli posto nell’eponimo. È una proposta di riconoscimento storico: ricordare chi contribuì al risultato, senza trasformare le ipotesi sull’esclusione in una certezza sulle intenzioni dei colleghi.
Dai due soldati alle cure di oggi
Oggi sappiamo che nella sindrome di Guillain-Barrè il sistema immunitario aggredisce i nervi periferici. Il danno può interessare la mielina oppure gli assoni e portare ad ostacolare la trasmissione dei segnali nervosi. Spesso la malattia segue un’infezione respiratoria o intestinale; fra gli agenti associati compare Campylobacter jejuni.
Le forme gravi possono compromettere respirazione e deglutizione e richiedono unassistenza ospedaliera tempestiva. Immunoglobuline endovena e plasmaferesi sono trattamenti efficaci; monitoraggio e riabilitazione accompagnano il recupero, che può essere lungo e incompleto.
La risposta alla domanda iniziale rimane dunque aperta nelle cause, ma chiara nei documenti: gli autori erano tre. Il nome più noto della sindrome ne conserva (ancora) due. Tornare a quella prima pubblicazione significa anche riaprire uno spazio per il terzo.
Questo articolo nasce da…
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Fonti e approfondimenti
- Andrew J. Waclawik, The Legacy of the Seminal Publication by Guillain, Barré, and Strohl: The History Behind the Eponym, Wisconsin Medical Journal, 2018;117(4):160–164: ricostruzione del lavoro del 1916 e del contributo dei tre autori.
- Steven Bondi, Elizabeth Carroll, Jaydeep Bhatt, Taking a Strohl Through History: Putting Strohl Back in Guillain-Barré-Strohl Syndrome, Journal of Neuromuscular Diseases, 2020;7(4):521–522: proposta di reinserimento di Strohl nell’eponimo.
- Pieter A. van Doorn e colleghi, European Academy of Neurology/Peripheral Nerve Society Guideline on diagnosis and treatment of Guillain–Barré syndrome, Journal of the Peripheral Nervous System, 2023;28(4):535–563. DOI: 10.1111/jns.12594.
- Organizzazione mondiale della sanità, Guillain–Barré syndrome, scheda informativa aggiornata il 24 ottobre 2025: sintomi, fattori associati e assistenza.
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